|
Pagina 1 di 29
I portali in pietra scritto tratto da G. Caterini, Laino, antichissima comunità calabrese, Cosenza, 1977
A Laino Borgo e Castello si ammirano numerosi edifici nobiliari dei secoli XVI - XIX, assai interessanti, oltre che dal punto di vista storico anche sotto l’aspetto architettonico, per le loro armoniose chiostrine e soprattutto per i bei davanzali e portali litei scolpiti, recanti gli stemmi delle famiglie originarie. Dallo studio di detti stemmi, che si sono anche descritti senza gli smalti con linguaggio araldico facilitato per la comprensione di tutti, si è rilevato che i portali e gli edifici con stemmi ornati di corona sono di costruzione più recente, risalendo tutti al XIX secolo e presentano notevoli affinità nei motivi ornamentali e nella qualità della pietra e si è potuto accertare che, per la maggior parte, furono opera di bravi artefici rotondesi che impiegarono pietra di cave ancora esistenti nel loro comune, alla località Coste. I pochi altri non coronati risalgono ad epoca più remota (sec. XVI XVIII) e sono diversi e nella scultura e nella pietra. Tutti hanno dimensioni medie di m. 2 x 3, ad eccezione del portale di casa Monaco, a Laino Borgo, che assieme a quelli delle case Cerbino, Maradei e Navarro, sono alquanto più grandi e si presentano costruiti in tufo senza lavorazione e ormai privi di stemmi. Nei due abitati, oltre a quelli descritti, vi sono almeno altrettanti portali litei più o meno simili a quello di casa Chitarrelli di Laino Castello, recanti alla volta un massello con un giglio scolpito. Tale figura era il segno della fedeltà alla casa Borbone e si trova nei portali delle abitazioni di possidenti, professionisti, artigiani e commercianti che non vantavano origini nobiliari.Gli edifici nobiliari, a differenza delle case dei due centri abitati e di quelli rurali (in genere tutte in muratura di pietra e tufi, a due piani con scale esterne e a non più di quattro vani), si presentano sempre a tre piani, a soffittature alte, di aspetto imponente a non meno di dieci vani con grandi saloni e ampie cucine aventi enormi camini in pietra e legno lavorato.Particolare interessante, è ancora possibile notare, in alcuni di questi edifici più antichi, l’esistenza dei servizi igienici, di cui erano del tutto prive le abitazioni delle classi subalterne. Detti servizi venivano assicurati con budelli fognanti a cielo aperto della larghezza di mezzo metro circa, dette “vanedde”, posti lungo i muri perimetrali, tra una casa e l’altra, e collegati mediante cunicoli interrati a pozzi neri o ai vicini corsi d’acqua. Così, in un vano dell’abitazione signorile, adibito a stanza da bagno, vi erano grandi tinozze di legno (o in epoca più recente di rame) fungenti da vasche e per i bisogni corporali erano ricavate in una parete varie nicchie (in taluni casi sino a dieci) spesso variamente ornate, con sedili forati in legno scaricanti nella suddetta vanella. Tipico esempio, ancora visibile a Laino Borgo, la “ vanella” di casa Falese (antica famiglia lainese il cui casato ormai estinto è ancora ricordato dalle denominazioni del “Vico Falese” e della località “Fontana Falese”), dove si possono notare i numerosi scarichi corrispondenti ad altrettante nicchie, in disuso da pochi decenni.
|