|
 La Giudaica scritto tratto da G. Caterini, La Giudaica, processo a Gesù, Soveria Mannelli, 1994 Manifesto de La Giudaica 2008 Articoli pubblicati su: - Folclore.it - Viaggia l'Italia.it - Sport & Turismo
La rappresentazione de "La Giudaica", della durata di oltre sei ore, che saltuariamente il venerdì santo, dalle ore dieci alle ore sedici, ripropone per le vie e le piazze di Laino Borgo, in un incantevole e suggestivo scenario di verdi colline e fiumi, il processo a Gesù, con la partecipazione di oltre 100 persone in costume, fra attori e comparse, per lo più commercianti, artigiani e operai del luogo, risale, pare, al XVII secolo e rimane una delle più antiche e conosciute manifestazioni di teatro popolare della Calabria, nota anche all'estero. La tradizione sarebbe sorta verso i primi dei 1600, a seguito della costruzione, nel 1557 in località "Le Cappelle", dei "Santuario della Madonna dello Spasimo" ad opera di un devoto, Domenico Longo, il quale, per un sogno avuto, recatosi in Palestina, portò a Laino i disegni della cappella edificata in Gerusalemme dalla regina Elena, madre dell'imperatore Costantino; cappella che fece riprodurre in miniatura nel suo fondo, dove attorno alla chiesa vera e propria su un ridente colle di Laino, in seguito denominato appunto "Le Cappelle", sorsero tante cappelline, corrispondenti ognuna ai fatti più salienti della passione di Cristo. Che ciò sia verosimile ci è dato credere, oltre che da cenni in manoscritti e diari locali, sia pure di scarso valore storico, anche da taluni costumi usati nelle rappresentazioni sino al 1962 di foggia seicentesca. Le rappresentazioni itineranti documentate o a memoria di viventi sono avvenute a Laino il: 20 aprile 1832, 15 aprile 1882, 28 marzo 1902, 17 aprile 1908, 5 aprile 1912, 10 aprile 1925, 30 marzo 1945, 4 aprile 1947, 16 aprile 1954, 31 marzo 1961, 20 aprile 1962, 12 aprile 1974, 28 marzo 1975, 13 aprile 1979, 9 aprile 1982, 20 aprile 1984, 24 marzo 1989, e solo dal 1974 sono stati usati costumi dell'epoca. Recitata prima secondo un antico canovaccio anonimo andato smarrito (come è stato scritto da autori locali), la prima notizia storica documentata certa si rileva dal diario del parroco lainese Bernardo Gioia, tenuto dal marzo 1817 al dicembre 1853, in cui si legge: "1832 a 20 aprile venerdì santo. Questa mattina si è fatta la prima volta la Memoria della Passione di G. C. con somma divozione e con gran pianto di ogni ceto di persone anche forestiere". L'annotazione "la prima volta" potrebbe essere riferita e intesa anche al suo ministero e non già in senso assoluto; comunque da ciò si desume che quasi certamente da quell'anno venne seguita nelle recate la riduzione adattata alle esigenze sceniche e facilitata per la cultura degli interpreti tratta dalla "Rappresentazione della passione del N. S. Gesù Cristo" dei Morone, Dia ed altri autori (edizioni 1791 e 1820). Nel testo del Morone non vi sono i personaggi dei sinedriti Anna (sommo sacerdote), Gionata o losia (figlio di Anna, rabbino capo del Tempio), Ananìa (rabbino) e Azarìa o Elìa (mercante) nè di Erode Antipa, Barabba e Simone il Cireneo. Le scene e le parti di Anna, Erode, Barabba e il Cireneo sono in tutte le versioni manoscritte e dattiloscritte de "La Giudaica" ricevute dagli interpreti, mentre quelle dei sinedriti Gionata o Josia, Ananìa e Azarìa o Elìa sono presenti in alcune versioni e in altre no, dove risultano aggiunte a quelle di altri sinedriti, come sovente accade nei copioni teatrali. Queste parti, salva qualche brano, sembrano ricavate e adattate dallo stesso testo dei Morone, ma in esse, come in tutte le altre aggiunte e integrazioni, si nota chiaramente la differenza di stile e di linguaggio a scapito dell'armonia e del tono. La rappresentazione del 1912 fu filmata da un "cinematografaro" di Roma fatto venire dal poeta lainese Salvatore Mitidieri e quell'edizione in cinema mu- to arrivò perfino in Brasile, in Argentina e negli Stati Uniti, dove già allora mol- ti erano gli emigrati lainesi. Nel 1947 grandissimo fu lo spavento della folla quando al pentimento di Giuda, l'interprete rischiò lo strangolamento per una malaccorta predisposizione scenica, fatto che si è ripetuto nel 1989. Il 1° giugno 1947, prima domenica del mese un gruppo di giovani lainesi (Vincenzo Longo, Giuseppe Dulcetti, Salvatore De Franco, Franco Prince, Biagio Calvosa ed altri) che auspicavano un parziale rinnovamento degli interpreti più anziani proponendosi in ruoli di protagonisti, a distanza di poche settimane dalla rappresentazione del venerdì santo, riuscirono a ripeterla con interpreti tutti giovani nei rioni Cortiglio e S. Biase. L'8 aprile 1945, prima domenica dopo Pasqua, la rappresentazione fu tenuta itinerante nel vicino comune di Rotonda; così come, su richiesta e col patrocinio della Regione Calabria, della Comunità Montana del Pollino nonché del Comune e della Pro Loco di Castrovillari il venerdì santo 5 aprile 1985 venne svolta in Castrovillari tra Corso Garibaldi, Via Sibari e le Casermette, prendendo in loco molte comparse. Particolari degni di nota di queste due edizioni "fuori casa" sono la partecipazione "devota" e i sentimenti popolari, soprattutto dei rotondesi, manifestati con ingiurie, invettive e maledizioni contro gli interpreti accusatori (Giuda, Caifa, Misandro, Nizet ed altri) di Gesù, fatto oggetto invece, con i suoi discepoli e difensori, le tre Marie e la Veronica, di pietà e devozione nonché di inviti pressanti e accoglienze festose nelle case. Raccontano pure gli interpreti che pie donne rotondesi addirittura vollero tenere per reliquia ciocche di capelli e pezzetti di stoffa delle vesti di Gesù, delle tre Marie e della Veronica. La peculiarità e atipicità di questa tradizione tutta lainese, rispetto alle tante altre del genere, sono due: il testo dotto, difficile eppure piacevole del Morone, colto prelato del '700, dal linguaggio aulico ricercato e suggestivo, non certo popolare, di cui però comunque da tempo immemorabile la gente lainese si è appropriata, mantenendolo più o meno intatto, nonché la centralità del tema drammaturgico impostato più sul processo a Gesù che sul dolore di Maria e sulla crocifissione, temi dominanti invece di quasi tutte le altre sacre rappresentazioni popolari. Va pure rilevato che unico termine dialettale usato in tutta la rappresentazione, che peraltro non compare neanche nel testo, è l'incitazione sadica camina rivolta con forte immedesimazione dai manigoldi a Gesù in funi, trascinato da Caifa a Pilato a Erode e poi al Calvario, grido che, ripetuto più volte, costituisce il punto di riferimento costante nella memoria collettiva che impressiona, raggela lo spettatore, credente e non, giovane e anziano, bambino e adolescente e finisce per caratterizzare la sofferenza il dolore umano espresso nella manifestazione. Le prove della rappresentazione, dette nsaj, solitamente due alla settimana con inizio dalla metà di gennaio, sono preannunziate e ricordate qualche ora prima agli attori e alla gente, che interviene numerosa, dagli squilli caratteristici della tromba di un banditore che gira per il paese. Consuetudine delle edizioni dei dopoguerra (di quelle precedenti non vi sono ricordi analoghi) è quella di rifocillarsi - promotori, attori e organizzatori più entusiasti - agli nsaj o prove con il tradizionale baccalà fritto e peperoni secchi e altri stuzzichino innaffiati da nettare locale. Altra notizia interessante è la credenza contadina, ora affievolita ma ancora alquanto radicata, che l'anno in cui si dà La Giudaica è una mal'annata e tutti i raccolti sono scarsi perché si accresce il dolore di Maria. Nel dopoguerra le rappresentazioni sono state allestite dal 1945 al '62 dal sacerdote Giuseppe Pandolfi, il 1974 dal Comune tramite un comitato organizzativo e dal 1975 in poi dalla Pro Loco, allora costituita. Dalle notizie attinte dai vari attori, dalla documentazione fotografica esistente (in parte pubblicata in questo volume) e dalle testimonianze dirette, si rileva che le edizioni dei dopoguerra della manifestazione sono state in pratica affidate alla propensione e alla spontanea capacità recitativa dei vari interpreti, i più intraprendenti dei quali assumevano anche la veste di copromotori-organizzatori. Non c'è stata una vera e propria regia, né tantomeno una consulenza artistica e storica. Infatti i costumi, fino al 1962 realizzati in loco, taluni anche con cura ricercatezza e un certo costo, accanto ad alcuni abbastanza adatti e sobri, per un gruppo di sinedriti erano costituiti da calzoni a mezza gamba, corpetti, mantelline e cappelli piumati in velluto nero con fregi dorati, e per armigeri e altre comparse da vesti (per lo più bianche) abborracciate su abiti e scarpe usuali ben visibili. Un certo coordinamento e una qualche omogeneità di impostazione si sono avuti dal 1974 con la gestione comunale, che ha curato il fitto dei costumi d'epoca; anche se - ricordiamo - nell'edizione del 1979 la Pro Loco non riuscì nell'intento di dare alla manifestazione un'adeguata regia affidata al concittadino Tullio Campolongo (per anni curatore della locale filodrammatica), che, contestato da alcuni attori, finì per rinunciare all'incarico. Per l'ultima edizione del 1989 la Pro Loco ha dato incarico della regia al cosentino Nello Costabile. Quest'anno il nostro Centro Studi di tradizioni popolari col suo Laboratorio teatrale Strapaese ha curato uno studio drammaturgico su La Giudaica, rappresentato in unico spazio scenico mercoledì 30 marzo a Castrovillari nella Chiesa di S. Giuliano, giovedì 31 marzo a Cosenza nel Teatro dell'Acquario, venerdì santo 1 aprile a Laino Borgo nella Chiesa matrice S. Spirito e a Lagonegro nel Teatro Iris e sabato 2 aprile 1994 a Laino Castello nella Chiesa matrice di S. Teodoro. Si ritiene opportuno infine riportare il testo integrale del divieto alla rappresentazione del 1892 diretto al parroco del tempo Giuseppe Gioia da mons. Vangelista Di Milia, vescovo di Cassano dal 1888 al 1898, a dimostrazione della avversione - dopo la primitiva adesione - della Chiesa alla manifestazione che, pur se di carattere religioso, presumibilmente negli anni aveva assunto connotazioni profane: "È venuto a Nostra conoscenza che sarà rappresentato per le vie di Laino Borgo, nel venerdì santo, il dramma della passione di N.S. G. C. . Ad evitare irriverenza verso l'augusta e santa Persona di N. S., essendosi nei popoli generalmente affievolito lo spirito della fede, e non avendo più tali rappresentanze lo scopo e gli effetti dei tempi primitivi, noi col presente officio intendiamo proibito inesorabilmente, e V.S., quale nostra rappresentante in cotesto paese, avrà la compiacenza di rendere a tutti nota la Nostra volontà, e di partecipare a chiunque possa averne interesse le seguenti disposizioni: 1) Se cotesto M. R. Sig. Arciprete permetterà comechessia la rappresentazione del suddetto dramma, facendo uscire anche dalla Chiesa qualche sacra immagine o arredo sacro, resterà sospeso ipso facto dalla celebrazione della Messa. 2) Tutti quei sacerdoti che vi prenderanno parte o si coopereranno in qualunque modo alla rappresentanza, resteranno ipso facto sospesi a divinis. 3) Se le Confraternite vi prenderanno anche parte, o presteranno all'uopo degli oggetti sacri o delle sacre immagini, le loro rispettive Chiese resteranno ipso facto interdette. 4) Tutti gli attori del predetto dramma non potranno essere assoluti senza Nostra speciale concessione. Vogliamo sperare che la popolazione di Laino Borgo, rendendosi interprete delle ragioni di rispetto e di venerazione, verso i sacrosanti Misteri di Nostra fede, le quali ci hanno indotto a dare queste disposizioni, benevolmente ascolterà la voce del suo Pastore. Le piaccia comunicare il presente officio al M.R. Sig.r Arciprete, ed impartendole la Pastorale Benedizione, ci confermiamo nel Signore.Cassano al Jonio, 25 Marzo 1892, Vangelista Vescovo di Cassano".  Giudaica 20.04.1962
|