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 Le feste a le altre ricorrenze notizie tratte da G. Caterini, Laino, antichissima comunità calabrese, Cosenza, 1977 Immagini della Festa delle Cappelle 2007 (Foto F. Cavallaro)
Immagini della Festa delle Cappelle 2008 (Foto P. Sciarra) Il martedì di carnevale, secondo un’antica usanza, assieme alla tradizionale sfilata di maschere dette frasse, girano per le strade del paese Capudannu e i Misi (tredici personaggi in costume che rappresentano appunto capodanno e i mesi), facendo sosta in ogni piazza, dove con danze e canti, al suono di strumenti pastorali, recitano strofe in vernacolo. Il 18 marzo, alla vigila della festività di S. Giuseppe, nell’abitato e nelle contrade si accendono grandi falò per le piazze e le vie, vicino i quali giovani e ragazzi saltano festosi, mentre i più anziani vi stanno attorno lieti. Un tempo, poi, si distribuivano per voto ai poveri cibi tra cui il tradizionale piatto di ceci cotti (ciciri cuotti). Il Giovedì santo, nella chiesa madre, per devozione, si addobba la Cappella del Sepolcro, dove si portano ’i teste (vasi) , composti da esili e lunghi fasci di granaglie fatti germogliare al buio in terrine o vasi e guarniti con carte colorate e trini. Nelle teste è chiara la derivazione degli orti di Adone che le donne greche offrivano nella ricorrenza della morte e resurrezione del dio Adone, simbolo della vita che si rinnova. Il Venerdì santo, saltuariamente, si rappresentazione da Giudaica, della durata di oltre otto ore, che, secondo la libera riduzione tratta da un antico testo, ripete per le vie e le piazze del paese, in un incantevole scenario di monti e fiumi, il processo a Gesù con la partecipazione di circa 100 persone in costume, risale al XVII secolo. È una delle più antiche e famose manifestazioni di teatro popolare folkloristico della Calabria, conosciuta anche all’estero.Sempre il Venerdì santo, al vespro, si svolge anche la processione del Cristo morto al suono delle truoccole, caratteristici strumenti locali a percussione formati da cassette di legno con martelletti anch’essi in legno simile alle battole. Il mese di maggio è legato alla festa della Ascensione, reminiscenza con corruzioni medioevali della Eleusine e delle Maiumae con cui i greci e i latini celebravano la purificazione e la rinascita della natura. All’Ascinziuni lassa a cappa e pigghia ’u bastuni, dice il lainese, il quale in quel giorno ha anche la costumanza di mangiare tagghiulini cu latte, e latte si porta in dono alle famiglie amiche, usanza derivata dalle feste greche in onore di Apollo Galassio. Nel giorno del Corpus Domini si svolge la processione che sosta in cappelline improvvisate con parati e vasi di fiori nei cortili delle case più antiche dove si addobbano altarini in onore dei santi di cui le famiglie sono devote. Assai caratteristica e interessante è la Festa di San Antonio per la tradizionale sfilata di ntinne. Giorni prima, i devoti salgono sui monti Gada o Rossino e tagliano alberi altissimi e secolari (ntinne), per lo più faggi, che, sfrondati e squadrati, nel pomeriggio della vigilia tra canti e suoni vengono trascinati da coppie di buoi aggiogati (paricchi) e inghirlandati per le vie del paese davanti la processione. Le ’ntinne ricordano le offerte di querce e faggi dei greci agli dei e la Selva di Didona nell’Illiria, dove i selli, sacerdoti di Giove, interpretavano gli oracoli che le querce rendevano con lo stormire delle fronde. A giugno, il 24, con la Festa di S. Giovanni, è chiara la reminiscenza delle antiche feste del solstizio estivo. La notte di S. Giovanni si usava lasciare al sereno un uovo aperto in un piatto e al mattino, secondo la forma assunta dal rosso e dall’albume se ne traevano auspici per il futuro. Gli amici più intimi, in questo giorno, si scambiano anche dei mazzetti di fiori, tra i quali deve esserci il puleggio, diventando con questo rito cumpari S. Giovanni, ossia legati da amicizia strettissima o parentela spirituale, vincolo da conservarsi anche nei discendenti. Il 7 luglio ricorre l’anniversario della beatificazione del lainese Pietro Paolo Navarro, avvenuta nel 1867 ad opera di Pio IX. Nell’occasione si svolgono festeggiamenti religiosi e civili, per la prima volta in forma solenne nel 2007. In agosto vi sono molte manifestazioni.Per accogliere i numerosi emigranti che rientrano al paese, si svolge, nel borgo, la simpatica festa dell’Emigrante (oggi festa dei lainesi nel Mondo) con complessi folk locali, giochi e gare all’aperto (albero della cuccagna, corse nei sacchi, pentolaccia, ecc.) e alla sera c’é la rituale scorpacciata collettiva nella piazza principale a base di “zafarani chini” e altre specialità.Dal 1985, poi, sempre nel mese di agosto si svolge il “Palio cu i ciucci” che consiste in una corsa di somari in rappresentanza dei diversi rioni e contrade del comune. La gara è preceduta, la sera prima, da banchetti e festeggiamenti nei diversi rioni del paese. Nel Santuario delle Cappelle, ogni anno, nella terza domenica di settembre, in occasione dei festeggiamenti religiosi in onore della Madonna dello Spasimo, si celebra una sagra paesana con pic-nic sotto i tigli e le querce secolari. Del santuario e della Festa delle Cappelle, a cui partecipano le popolazioni di tutti i paesi del circondario, il conterraneo Giovanni Dolcetti, prete cronista di fatti calabresi, scriveva nel 1891 su un giornale di Rio de Janeiro «...quivi al suon della piva di quei immacolati pastori, coloro che amano Bacco, con le borraccelle, bevono e cantano da un lato, nel mentre che il clero celebra la messa e canticchia litanie per comperare chicche e ninnoli ai nipoti e comparucci. I cacciatori si divertono al tiro a segno e propriamente sfidandosi chi tra loro imbrocca ad una corda che pende con una dozzina di ottimi capponi. Vive attiguo alle cappelle la casa dell’eremita ed una grande sala per desinarvi i sacerdoti, i quali senza interruzione ripetono il salmo «servite Domino in letitia» … se gli arcipreti fossero d’accordo con i sindaci, quel Santuario sarebbe attualmente d’argento! Vi furono arcipreti che per «l’omnia mecun porto», fecero perdere la bella devozione...». Durante la processione della Madonna delle Cappelle vengono portati sul capo da donne scalze per grazie richieste o ricevute “i cinti”, specie di tralicci di legno addobbati con ceri, fiori e nastri.
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