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Dialetto

Rodolfo PRINCE
VOCABOLARIO DEL DIALETTO CALABRESE (lainese)

Formato cm 16 x 22 - Pagg. 439
Cosenza, 1987
    


Dallo studio del dialetto lainese si può osservare quanto segue:   

1) la vocale e finale si muta, spesso, in i: bicchiere, bicchieri; qualche volta in a o u: canzone, canzona; come, cumu; in  certi, nel mezzo delle parole, in ie: pèttine, pièttini; la vocale o si muta in u: aratro, aratru                 

2) tendenza al raddoppio delle consonanti b, g e z: libro, libbru; stagione, staggiuni; dannazione, dannazziuni;   

3) la b iniziale, in alcune voci, diventa v: bacile, vacili; bilancia, valanza; viceversa, in altre, la v si muta in b: avvampare, abbampà; la b, nel mezzo delle parole, talvolta, diventa p: scombinare, scumpinà;                                                                

4) la c di parecchie parole si cambia in z: panciuto, panzutu; cicala, zicala, veccia, vizza;  

5) la d, preceduta da n, talvolta, si trasforma in un'altra n: bando, bannu, comando, cumannu;  

6) il digramma dr, spesso, diventa tr: madreperla, matriperla ; padre, patri;  

7) parecchie parole che in italiano iniziano con el, esp, est, osp, nel dialetto perdono la vocale e oppure la  o: elemosina, limosina, esperimento, spirimentu, estate, stati, ospedale, spitali;  

8) l'aggiunta di una g in alcune parole: urtare, gurtà; Anna, Ganna;  

9) il digramma gl, talvolta, si trasforma in ggh: aglio, agghiu; maglia, magghia; 

10) l'aggiunta di una i in alcune parole: erba, èriva; servo, sèrivu, mentre in altre si toglie: piede, pedi; miele, meli;   

11) i vocaboli che in italiano cominciano per imb, imm, imp, omb, nel dialetto, con qualche eccezione, perdono la vocale iniziale: imballaggio, ‘mballaggiu; immaginare, ‘mmagginà; impacco, ‘mpaccu; ombrello, ‘mbrellu 

12) ugualmente, con poche eccezioni, perdono la vocale iniziale le parole  che  cominciano  per  ill, inc, ind, inf, ing, inq, ins, int, inv, inz, ist, onn: illuminare, ‘lluminà; incavare, ‘ncavà; indecenza, ‘ndicenza; infelice, ‘nfilici;  inganno, ‘ngannu;  inquilino, ‘nquilinu;  insalata,‘nzalata; intanto, ‘ntantu; invece, ‘nveci; inzuccherare, ’nzuccarà; istigare, ‘stigà; onnipotente, ‘nniputenti; 

13) inv di alcune voci italiane si muta in mm: inventare, mmintà; invidia, mmìdia; 

14) l'aggiunta di una j (i lunga) per rendere più dolce la pronunzia di alcune parole: crapijuolu, pijònica; 

15) la j (semiconsonante), qualche volta, sostituisce la g iniziale e anche altre lettere: giardino, jardinu; giorno,  juornu; bianco, jancu; 

16) la consonante l, talvolta, quando è doppia, si trasforma  in dd: stalla, stadda; valle, vadda; la stessa, seguita da un'altra consonante, a volte, si muta in vu o in r: caldaia, cavudara;  falce, fàvuci; coltello, curtieddu; colmo, curmu; 

17) il raddoppio della lettera m in alcune parole: càmera, càmmira; camicia, cammisa; 

18) le particelle ma e ta, unite ad alcuni nomi, acquistano il valore di enclitiche possessive: mugghièrima, mia moglie; sòrima, mia sorella; fràtita, tuo fratello; pàtrita, tuo padre; 

19) onv, talvolta, si muta in umm: convalescenza, cummaliscenza; convito,cummitu; 

20) la sillaba pi delle parole italiane, alle volte, si cambia in chi: pianto, chiantu; piòvere, chiovi; 

21) in  alcune  parole avviene la trasposizione (metàtesi) della r: capriccio, crapicciu; fabbricare, fravicà; 

22) i verbi all'infinito presente non hanno la sillaba finale re; la vocale finale dell'infinito presente è accentata su tutti i verbi della 1^ coniugazione e parte della 2^ (corrispondenti ai verbi della 3^ coniugazione in lingua italiana, che nel dialetto lainese manca avendone soltanto due: la 1^ in à, la 2^ in i, ì, isci): cantare, cantà; lèggere, leggi; capire, capì, -sci; 

23) l'aggiunta della particella pleonastica si (di provenienza latina: eras, habes, amas, legis, ecc.) in alcune voci di tutti i verbi: ièrisi; avièvisi; camìnisi, caminàvisi; dìcisi, dicièvisi; l'aggiunta di sci negli infiniti presenti di molti verbi della 2^ coniugazione (corrispondenti a quelli della 3^ coniugazione in lingua italiana): scurisci (o scurì), scurire;  

24) la s, in alcune parole, viene sostituita dalla z;; quando è doppia, delle volte, si muta in sc: insieme, 'nziemi; insetto, 'nzettu; cassetta, cascetta; abbassare, vascià; mentre sci diventa ssi: vescica, vissica; 

25) le parole che in italiano terminano in toio o tore, nel dialetto lainese, generalmente, finiscono in turu: accoratoio, accuraturu; lavatoio, lavaturu; fumatore, fumaturu; mietitore, metituru; 

26) cambiano la u in m alcuni vocaboli che cominciano per ub: ubriaco, 'mbriacu; ubriacamento, 'mbriacamientu; 

27) il dittongo uo, in alcune voci, perde la u: scuola,  scola; suola, sola; al contrario, la vocale o, talvolta, diventa uo: porto, puortu; riposo, ripuosu; scontroso, scuntruosu;                  

28) la z, alcune volte, si muta in c: pazzìa, paccìa; pazientare, pacinzìà; 

29) le parole, che in dialetto terminano in i, si riconoscono soltanto dall'articolo se sono singolari o  plurali, maschili o femminili, perché rimangono invariate nel genere  e nel numero: u parenti, il parente; 'a parenti, la parente; i parenti, i parenti, le parenti; 

30) l'infinito presente dei verbi della 2^ coniugazione può indicare anche la 2^ e 3^ persona singolare dell'indicativo presente, nonché la 2^ e 3^ persona singolare del futuro semplice, del congiuntivo presente e dell'imperativo presente; 

31) nel dialetto lainese si trovano alcuni vocaboli che sono di genere maschile: cissu, pìnnici, prièssicu, ecc., mentre in italiano sono di genere femminile: édera, cìmice, pesca; viceversa, altri sono di genere femminile: fuma, mazzaredda, rospa, ecc., mentre in italiano sono di genere maschile: fumo, girino, torso;                                                                                                                                

32) i Lainesi, delle volte, usano il pluralis maiestatis: iamu a caminà o passià, andiamo a passeggiare (per vado a passeggiare); stamu buoni, stiamo bene (per sto bene).              

L'accento tonico è stato segnato sulle parole tronche (accento sull'ultima sillaba): così, accussì, povertà, puvirtà, e sulle sdrucciole (accento sulla terzultima sillaba): àlbero, àlbiru; ùndici, ùnnici; è stato omesso su quelle piane (accento sulla penultima sillaba): ottone, attuni; candela, cannela; l'accento circonflesso (^) viene adoperato per indicare la caduta di una o più lettere, generalmente, finali: , sei; fâ, fare; stâ, stare; alcune parole sono state riportate soltanto come aggettivi o sostantivi perché, comunemente, vengono così adoperate; è stata pure omessa, salvo qualche caso, la provenienza da participi passati o presenti.       

 
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