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 Gastronomia notizie tratte da G. Caterini, Laino, antichissima comunità calabrese, Cosenza, 1977 A carnevale si preparano i guanti (dolci simili alle chiacchiere) e i cannaricoli (fritture di pasta dolce a forma di grosso gnocco). Dolci pasquali tradizionali sono i purciddati (buccellati), pani a corona spesso zuccherati e ornati di uova sode sempre in numero dispari, la pizzatula, pane a forma di “bambola” con l’uovo nel viso. Nel concetto dell’uovo, che assieme all’acqua e al sole simboleggia la vita, si nota il legame con la religione indù, per la quale l’uovo dette origine all’essere supremo Brahma, uno e trino come per i cattolici.L’11 novembre a S. Martino dopo la frangitura delle olive la sera si preparano le vecchiaredde, specie di frittelle di pasta lievitata al naturale con dentro una foglia di borragine.L’8 dicembre (parciavutti) si preparano gli scaudatieddi, fritture a forma di anelli di pasta di farina scottata con acqua e con patate bollenti, nonché le maiate, ossia delle particolari frittelle di farina.Rinomatissimo, per la sua squisitezza e genuinità, è poi il salame lainese, così come le nocciole, le crocette di fichi e i sottaceti. Altri piatti tipici, che restano sempre in mente al visitatore buongustaio, sono la pasta alla furitana (lasagna casereccia al forno), i cavatieddi (gnocchi), i rascatieddi (fusilli), le mazzacorde (saltato di animelle intrecciate con gli intestini), il suffrittu (saltato di frattaglie), i zafarani chini (peperoni ripieni), i mustazzuoli (biscotti al miele), i panzarotti (fritture ripiene di ricotta), i buccunotti (paste dolci), e il sanguinaccio (crema tipica assai gustosa a base di sangue di maiale, cacao, zucchero e spezie varie) 
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